L’Helios Beacon letteralmente è il “faro del sole”. Questo potrebbe dirci poco ma se facciamo un passo indietro senza tradurre la parola greca Helios potrebbe essere letto come “Faro di Helios” e chi è più erudito in termini di mitologia non potrà non pensare al dio greco che porta questo nome (Helios).
Come sappiamo nel corso della storia gli artefatti primari sono stati d’ispirazione per costruzioni molto simili o reinterpretazioni che ne ricordassero l’utilizzo (commemorazioni? promemoria?). Per l’Helios Beacon questo è forse un po’ più difficile perché questo artefatto è forse l’unico a essere meno tangibile degli altri, emergendo dalla rete dei portali solo in certe occasioni e suddiviso in 40 frammenti da riunire per poterlo effettivamente utilizzare.

La sua funzione era però nota: repellere o attrarre l’esogeno a seconda delle necessità. Un potere incredibilmente grande che può determinare le sorti di un intero universo o nodo fino a favorire la completa ingressione esogena (cosa che fortunatamente siamo riusciti a evitare).
Proprio questa sua funzione deve aver ispirato uno dei fari più importanti dell’antichità: il Colosso di Rodi. A tutti gli effetti infatti il Colosso era un faro che attirava le navi verso il porto dell’isola e al tempo stesso con la sua mole era un deterrente per gli attacchi dei nemici. Inoltre raffigurava proprio il dio Helios, il dio del sole prima che Apollo prendesse il suo posto, ed era quindi a tutti gli effetti un “Helios Beacon”.

E’ possibile che tutti i fari al giorno d’oggi siano uno schema dell’helios beacon e non è un caso che molte delle costruzioni realizzate nei 96 portali della Tessellation, se in corrispondenza di coste marittime, siano proprio dei fari: sinonimo di salvezza e sicurezza per chi pregava le divinità (e creature) del mare e dell’acqua, che sappiamo essere l’interpretazione mitologica degli Undine, l’esogeno che avrebbe creato la tessellation, gli artefatti e il magnus di 13 archetipi.
Il funzionamento dell’artefatto è spiegato nella sua tessera nera, come abbiamo già avuto modo di vedere anche se non chiarisce perché è cosi diverso dagli altri, quasi immateriale e intangibile, …cosi sfuggente. I 40 triangoli che lo compongono sono disposti in due Icosaedri, uno dentro l’altro che ruotano continuamente, il più interno visibile attraverso gli spazi lasciati tra i triangoli di quello più esterno, come se una forza invisibile simile a una forza magnetica riuscisse a tenerli uniti ma non troppo come se ogni triangolo attraesse e respingesse gli altri.

E’ possibile che in questo artefatto coesistano in equilibrio due forze una aggregante e una repellente. L’Helios Beacon sembra una metafora dello “status quo”, dell’equilibro che deve essere mantenuto dal Magnus: l’eterno conflitto di due realtà distinte che ruotano attorno allo stesso centro una attratta dall’esogeno e una che lo rifugge ma che assieme formano un unicum potentissimo.
Il fatto che a differenza degli altri artefatti primari questo emerga dai portali come singoli triangoli dorati fa pensare. Oggi sappiamo che la rete dei portali, come una rete neurale è senziente e questo artefatto potrebbe essere gestito direttamente da questa intelligenza.


Il triangolo dorato inoltre ricorda le losanghe metalliche legate al culto del sole (specularmente a come quelle argentate erano legate al culto lunare), elementi romboidali ritrovati a Stonehenge di incredibile fattura e che secondo alcuni sarebbero simbolicamente costituiti da due triangoli equilateri congiunti. Per alcuni la losanga è considerata anche una raffigurazione spaziale, due dei molteplici triangoli in cui può essere suddiviso un territorio, per altri ancora un calendario (il mistero della losanga Bush Barrow).

E ovviamente non può non ricordarci anche le piramidi e l’importanza che aveva il culto del sole nell’antico Egitto dove la piramide perfetta era il simbolo dei raggi solari che scendevano sulla terra e le piramidi a loro volta erano una sorta di scala che consentiva di salire al cielo.
Il triangolo del resto è un simbolo che ritorna in moltissime culture e, anche se per ogni agente Ingress che si rispetti è chiaramente il simbolo del campo di controllo, è un richiamo a qualsiasi sistema trinitario: Shaper, Nzeer e Undine per Esempio. 13Magnus, AntiMagnus e Niantic Magnus … per citare quelli a noi più vicini.
L’helios beacon sembra contenere in sè tutti i glifi (anche se ovviamente questo non è vero, sono ovviamente “solo” 40 ma può essere interpretato come un “dizionario base” del linguaggio usato dall’esogeno per comunicare con gli esseri umani.

trovate il significato di gran parte dei glifi su Glyphtionary ma alcuni sono ancora sconosciuti… inoltre è interessante notare che i glifi dell’Helios Beacon comparso nell’universo 1218 sono diversi da quelli incisi sul più definito Helios Beacon del nodo Osiris (dove per esempio compare anche proprio il glifo Osiris), è possibile che cambino in base al nodo oppure emergano casualmente? Oppure emergono con una sequenza specifica e quindi hanno un significato?